I pilastri della distruzione

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eso1639it — Foto Comunicato Stampa

02 Novembre 2016

I pilastri della distruzione 

Lo strumento MUSE, montato sul VLT (Very Large Telescope) dell'ESO ha realizzato nuove, spettacolari osservazioni di vaste strutture colonnari all'interno della Nebulosa Carena. Le diverse colonne analizzate da un'equipe internazionale sembrano essere "pilastri di distruzione" - per analogia con i famosi "pilastri di creazione" della Nebulosa Aquila, di natura simile.

Le guglie e le colonne che appaiono in queste nuove immagini della Nebulosa Carena sono estese nubi di polvere e gas all'interno di una fucina di formazione stellare a circa 7500 anni luce da noi. I pilastri che si vedono nella nebulosa sono stati osservati da un'equipe guidata da Anna McLeod, studentessa di dottorato all'ESO, che ha utilizzato per le osservazioni lo strumento MUSE montato sul VLT (Very Large Telescope) dell'ESO.

La grande risorsa di MUSE è di produrre contemporaneamente migliaia di immagini della nebulosa, ciascuna a una diversa lunghezza d'onda. In questo modo gli astronomi possono mappare le proprietà chimiche e fisiche della materia in diversi punti della nebulosa.

Le immagini di strutture simili, i famosi Pilastri della Creazione [1] nella Nebulosa Aquila e alcune formazioni in NGC 3603, sono state combinate con quelle mostrate qui. I dieci pilastri osservati in totale hanno mostrato un chiaro legame tra la radiazione emessa dalle stelle massicce nei dintorni e le strutture caratteristiche dei pilastri.

Per ironia della sorte, una delle prime conseguenze della formazione di una stella massiccia è che a mano a mano distrugge la nube da cui è nata. L'idea che le stelle massicce abbiano un effetto notevole sui loro dintorni non è nuova: queste stelle infatti producono vaste quantità di radiazione ionizzante - emissione con energia sufficiente per strappare agli atomi i loro elettroni più esterni. È però molto difficile ottenere prove osservative dell'interazione tra queste stelle e l'ambiente circostante.

L'equipe ha analizzato l'effetto di questa radiazione energetica sui pilastri: un processo noto come fotoevaporazione, per mezzo del quale il gas viene ionizzato e poi si disperde. Osservando i risultati della fotoevaporazione - con un modello che comprendeva la perdita di massa dai pilastri - hanno potuto identificare i colpevoli: risultava chiara la correlazione tra la quantità di radiazione ionizzante emessa dalle stelle vicine e la dissipazione nei pilastri.

È quasi una calamità cosmica, con le stelle massicce che si rivoltano ai loro stessi creatori. Resta di fatto che la complessità dei meccanismi di interazione tra le stelle e i pilastri rimane ancora non del tutto compresa. I pilastri sembrano densi, ma in realtà le nubi di gas e polvere che li formano sono molto tenui. È possibile che la radiazione e i venti stellari delle stelle massicce aiutino anche a formare zone più dense all'interno dei pilastri, ove di conseguenza si possono formare le stelle.

Queste fantasmagoriche strutture celesti hanno ancora molto da dirci e MUSE è lo strumento ideale per scoprirlo.

Note

[1] I pilastri della creazione sono un'immagine ormai iconica, presa con il telescopio spaziale Hubble della NASA/ESA, divenuta ormai la più famosa di queste strutture. Paragonate anche a elefantiache proboscidi, queste strutture possono raggiungere lunghezze di parecchi anni luce.

Ulteriori Informazioni

Questo risultato è stato presentato nell'articolo intitolato “Connecting the dots: a correlation between ionising radiation and cloud mass-loss rate traced by optical integral field spectroscopy“, di A. F. McLeod et al., pubblicato dalla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.

L'equipe è composta da A. F. McLeod (ESO, Garching, Germania), M. Gritschneder (Universitäts-Sternwarte, Ludwig-Maximilians-Universität, Munich, Germania), J. E. Dale (Universitäts-Sternwarte, Ludwig-Maximilians-Universität, Munich, Germania), A. Ginsburg (ESO, Garching, Germania), P. D.Klaassen (UK Astronomy Technology Centre, Royal Observatory Edinburgh, Regno Unito), J. C. Mottram (Max Planck Institute for Astronomy, Heidelberg, Germania), T. Preibisch (Universitäts-Sternwarte, Ludwig-Maximilians-Universität, Munich, Germania), S. Ramsay (ESO, Garching, Germania), M. Reiter (University of Michigan Department of Astronomy, Ann Arbor, Michigan, USA) e L. Testi (ESO, Garching, Germania).

L'ESO (European Southern Observatory, o Osservatorio Australe Europeo) è la principale organizzazione intergovernativa di Astronomia in Europa e l'osservatorio astronomico più produttivo al mondo. È sostenuto da 16 paesi: Austria, Belgio, Brasile, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Spagna, Svezia, e Svizzera, oltre al paese che ospita l'ESO, il Cile. L'ESO svolge un ambizioso programma che si concentra sulla progettazione, costruzione e gestione di potenti strumenti astronomici da terra che consentano agli astronomi di realizzare importanti scoperte scientifiche. L'ESO ha anche un ruolo di punta nel promuovere e organizzare la cooperazione nella ricerca astronomica. L'ESO gestisce tre siti osservativi unici al mondo in Cile: La Silla, Paranal e Chajnantor. Sul Paranal, l'ESO gestisce il Very Large Telescope, osservatorio astronomico d'avanguardia nella banda visibile e due telescopi per survey. VISTA, il più grande telescopio per survey al mondo, lavora nella banda infrarossa mentre il VST (VLT Survey Telescope) è il più grande telescopio progettato appositamente per produrre survey del cielo in luce visibile. L'ESO è il partner principale di ALMA, il più grande progetto astronomico esistente. E sul Cerro Armazones, vicino al Paranal, l'ESO sta costruendo l'European Extremely Large Telescope o E-ELT (significa Telescopio Europeo Estremamente Grande), un telescopio da 39 metri che diventerà "il più grande occhio del mondo rivolto al cielo".

La traduzione dall'inglese dei comunicati stampa dell'ESO è un servizio dalla Rete di Divulgazione Scientifica dell'ESO (ESON: ESO Science Outreach Network) composta da ricercatori e divulgatori scientifici da tutti gli Stati Membri dell'ESO e altri paesi. Il nodo italiano della rete ESON è gestito da Anna Wolter.

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